Maratona? Uno sport di squadra…

La maratona è forse la gara più individuale, introspettiva e faticosa nel mondo dell’atletica. Richiede dedizione, molta forza di volontà e capacità di estraniarsi dal mondo nei lunghi periodi di preparazione e durante gli allenamenti estensivi, dove si è soli con le proprie sensazioni ed i propri sogni.

Però ampliando un po’ la visione, il maratoneta è “solo” l’attore principale, in una scena in cui entrano in gioco diverse altre figure estremamente importanti affinché la preparazione e la gara siano svolte nel miglior modo possibile.

Ecco perché mi piace pensare che la maratona non sia una disciplina individuale, ma che derivi e sia determinata da un grande lavoro di squadra. Un team che collabora in maniera sinergica e finalizzata allo scopo di mettere me o in generale l’atleta nella migliori condizioni possibili per poter performare al top.

Da qualche tempo il mio team si è sviluppato con una serie di figure professionali che collaborano attivamente a questo scopo.

In questo contesto è doveroso citare la mia squadra di appartenenza, l’Aeronautica militare, che mi consente di svolgere l’attività di atleta a livello professionistico e il progetto La Pelle Azzurra, con il quale collaboro ormai da circa due anni e che mi sostiene dal punto di vista della preparazione mentale, ma a questo dedicherò uno spazio in un secondo momento.

Per quanto riguarda il supporto giornaliero all’allenamento, la nostra squadra è composta in primo luogo dal mio allenatore, Gianni Crepaldi, che ormai mi segue da molti anni e che è in grado di trovare sempre la migliore strategia per portarmi alle gare in condizione ottimale. A lui si aggiungono in una collaborazione sinergica, il medico dello sport, dott. Massimo Massarini e l’osteopata e preparatore Mattia Roppolo.

Il lavoro si è organizzato sulla gestione della programmazione degli allenamenti seguendo il costante adattamento dei miei parametri fisiologici. In particolare, tramite due protocolli di test che svolgo regolarmente (la composizione corporea e l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca), in associazione al monitoraggio costante dei miei carichi di allenamento, del bilanciamento biomeccanico e di parametri soggettivi, i programmi di allenamento vengono costantemente adattati e modificati in modo da consentire la migliore risposta organica e muscolare.

Periodicamente eseguo un protocollo di test per valutare la dinamica del lattato e per comprendere come sta evolvendo lo stato di forma, riadattare i ritmi di allenamento ed individuare gli aspetti più importanti da allenare nelle fasi successive della programmazione. Durante il test del lattato, viene valutata la biomeccanica di corsa per definire un piano di allenamento complementare, che miri al miglioramento dell’efficienza di corsa, riducendo quindi il rischio infortuni.

Su questi aspetti lavoro anche con costanza insieme all’osteopata che a partire dai dati biomeccanici, dalle mie sensazioni e dalla valutazione posturale, lavora per mantenermi sempre nel miglior equilibrio muscolare e posturale, cercando di mettermi nelle migliori condizioni per poter correre in modo efficiente, riducendo gli impatti e le asimmetrie, che spesso noi runner sottovalutiamo, ma che possono essere la causa di infortuni da sovraccarico.

La sinergia tra l’allenamento specifico e quello complementare è ciò che fa risaltare il nostro lavoro di team. L’allenamento specifico deve permettermi di stimolare la componente organica e metabolica e quindi permettermi di correre al massimo delle mie possibilità negli eventi principali. Ma l’allenamento complementare mi aiuta nella capacità di correre bene, evitando infortuni e migliorando il gesto atletico.

Ecco il motivo per cui ritengo che, il mio “lavoro” di maratoneta, non sia una questione individuale, ma che derivi dall’abilità di tutto il team di essere affiatato, coeso e orientato verso un obiettivo. Questa formula che abbiamo sviluppato è sicuramente molto valida per un atleta evoluto, ma penso possa fare la differenza, sopratutto nell’evitare infortuni, anche per gli amatori o per chi si approccia per la prima volta alla corsa di lunga durata.

Sara